Il cane può donare il sangue? Sì: ecco cosa c’è da sapere

È un atto di solidarietà che può salvare delle vite. Il cane può donare il sangue e aiutare così, inconsapevolmente, i suoi simili. Vediamo come

Le trasfusioni possono fare la differenza in termini di vita o di morte. Il cane può donare il sangue e aiutare i suoi fratelli a quattro zampe (indipendentemente dal fatto che il legame parentale sia reale o meno). Si tratta di un atto di solidarietà di cui potrebbe avere bisogno anche lui un giorno.

cane che dona sangue

In realtà i casi in cui si rende necessaria una trasfusione, soprattutto se si tratta di cani randagi, sono all’ordine del giorno purtroppo. Un incidente o un intervento chirurgico possono provocare una perdita di sangue tale da dovere intervenire per ripristinare i valori vitali.

Il sangue non può essere sintetizzato

Il cane può donare il sangue, e deve. Perché questo è uno di quei frangenti in cui gli omini con il camice in laboratorio hanno ben poco da fare, se non analizzare una sacca e definirla idonea o meno.

cane preoccupato

Il sangue infatti ancora non può essere sintetizzato, e a una mancanza si può sopperire solo attraverso quello di qualcun altro particolarmente empatico e sensibile. E – si sa – i cani lo sono, speriamo lo siano anche i loro amici bipedi.

La sopravvivenza, in determinati frangenti, è legata a doppio filo alla presenza di donatori che appartengono alla stessa specie e compatibili. La trasfusione, inoltre, può diventare indispensabile quando si parla di anemia megaloblastica e in casi di piastrinemia.

 

I centri trasfusionali in Italia

Il cane può donare il sangue, ma non lo fa spesso. A differenza di quanto succede per l’uomo, la trasfusione (e quindi la donazione) non è un bisogno sentito. Non tutti sanno quale sia la procedura da seguire e dove.

È bene, quando si adotta un amico a quattro zampe, anche attraverso il proprio veterinario di fiducia, informarsi sull’ubicazione e le regole del centro trasfusionale più vicino. Se Fido ne dovesse aver bisogno, essere preparati potrebbe cambiare le carte in tavola. Senza contare che delle donazioni periodiche potrebbero determinare il futuro di qualcun altro: di un piccolo peloso tanto malato e bisognoso di cure.

cane durante trasfusione

La diffusione sul territorio nazionale non è ancora così capillare da stare tranquilli, e i veterinari cercano di fare il possibile per sopperire alle mancanze. C’è ancora un po’ di strada da fare.

I centri trasfusionali più noti in Italia sono quello della Facoltà di veterinaria a Milano, il centro di Perugia (sempre universitario), e quello di Sasso Marconi, in provincia di Bologna: nato dal progetto della prima emoteca per animali nel Paese. A Treviglio poi, vicino a Bergamo, c’è una preziosissima banca dati dei donatori.

Nessun pericolo

Il cane può donare il sangue senza correre nessun pericolo, e chi lo riceve potrà correre solo quello di avere salva la vita. Il motivo per cui non è ancora una pratica diffusa è legato a una scarsa sensibilizzazione. Manca ancora una diffusione adeguata di cliniche idonee per la raccolta e la conservazione delle sacche.

In caso di necessità, si cerca un donatore con il passaparola dei conoscenti. Questa pratica funziona ancora per interventi programmati, ma i casi di emergenza non possono essere gestiti in questo modo: servirebbero delle strutture ben dislocate a supporto degli ospedali e degli ambulatori veterinari.

Il donatore ideale

Il cane può donare il sangue, a patto di soddisfare alcuni requisiti minimi. Tutti possono ricevere una trasfusione, ma solo alcuni sono dei candidati alla donazione. Le caratteristiche imprescindibili sono:

  • L’età, compresa tra i due e gli otto anni;
  • Il peso, che non deve superare i 25 chili (un’altra ragione per contrastare l’obesità canina);
  • Le condizioni di salute, che devono essere ottimali al momento del prelievo (nessuna terapia in atto).

cane con flebo

I principi su cui si basa questa pratica sono molto simili a quelli che si devono rispettare quando si parla di sangue umano. Anzi, per cani e gatti la procedura è molto più semplice, almeno dal punto di vista organico.

Qualora il padrone del donatore venisse contattato dal veterinario, non si può ignorare la valenza dell’esame preliminare. Esame che potrebbe portare alla luce anche disturbi ancora sconosciuti.

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