Il cagnolino vuole più attenzioni: come capirlo, perché lo fa e come accontentarlo

Il cagnolino vuole più attenzioni: come capirlo e perché lo sta facendo, quali sono i comportamenti da mettere in atto per il suo bene

il cagnolino vuole più attenzioni

Come capire se il cagnolino vuole più attenzioni, quali comportamenti mette in atto pur di sollecitare una reazione da parte del proprietario.

Chi vive con un tenero quattro zampe di affezione è consapevole della comunicazione messa in atto, del linguaggio non verbale utilizzato. Richieste che è importante comprendere, scopriamo come.

Perché il cagnolino vuole più attenzioni dal proprietario

Il cagnolino vuole più attenzioni: come capirlo, perché lo fa e come accontentarlo

Chi vive con un cane di affezione è a conoscenza dell’importanza che riveste l’interazione e la comunicazione, un dialogo verbale e non che mette in atto con il proprietario.

Gesti, moine, pianti, vocalizzi, movimenti, eccitazione, fino ai comportamenti distruttivi che l’amico sfodera per catturare l’interesse umano.

Spesso è una risposta che il cane utilizza per dichiarare una necessità, che sia solo amore che carezze, cibo o supporto in caso di malessere.

Ma se non compresa nel modo giusto la richiesta non soddisfatta potrebbe portare a un atteggiamento negativo e distruttivo, sia per la casa che verso altri animali della stessa abitazione.

Innescando reazioni di gelosia, ansia eccessiva, stress emotivo e fisico, fino alle mutilazioni personali. Scoprire perché il cagnolino vuole più attenzioni è necessario per il suo benessere.

Del resto la domesticazione ha spinto i cani verso un passaggio evolutivo costante, dalla vita all’aria aperta alla ricerca di cibo e rifugio.

Verso una situazione meno faticosa grazie alla presenza dell’uomo, pronto a sfamare e dare un riparo al cane in cambio della guardia e della sua fedeltà.

E le richieste di attenzione si inseriscono in questo contesto evolutivo dove la domesticazione ha reso i cani più dipendenti e meno autonomi.

Con il tempo la presenza del cane è stata elevata ulteriormente, da semplice animale da guardia a vero animale di affezione, come parte integrante del nucleo familiare.

Un insieme di cure e comportamenti che spesso confondono il suo ruolo spingendolo a richiedere sempre più attenzioni, e spesso in modo errato.

Ad esempio se il cane piange ogni volta che il proprietario rientra in casa non dovrebbe ricevere carezze e abbracci, per non rinforzare questo comportamento.

Troppe attenzioni lo spingerebbero a replicare la procedura sicuro di essere sulla buona strada, così attuando sempre lo stesso atteggiamento errato e pieno d’ansia.

Accarezzandolo si asseconda il comportamento negativo e il cane così si sente autorizzato a replicarlo. Interpretare le sue richieste risulta fondamentale, vediamo come.

Il linguaggio del cane: quando chiede attenzione

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Abbiamo scoperto che Fido mette in atto una serie di comportamenti e atteggiamenti solo per richiamare l’attenzione dell’umano del cuore.

Non solo per la necessità di ricevere coccole, amore e affetto ma anche per altre esigenze importanti quali il cibo, il bisogno di sfogare l’energia accumulata oltre a problemi di natura fisica.

Il linguaggio del cane non è costituito solo da versi e vocalizzi, non parla solo abbaiando o latrando ma anche attraverso il suo corpo.

Come abbiamo già scoperto il quadrupede utilizza un linguaggio non verbale che il proprietario è tenuto a comprendere e filtrare correttamente.

Solitamente la comprensione aumenta grazie alla convivenza fianco a fianco, grazie alla routine che si instaura giorno dopo giorno.

Un dialogo che migliora costantemente in particolare se il cane farà il suo ingresso casalingo quando è molto giovane, quando è ancora cucciolo e desideroso di capire e comprendere.

Educarlo risulterà immediato, in particolare se si cerca il supporto di un esperto, di un educatore professionista che potrà guidare il cammino di entrambi.

Agevolando la comprensione immediata dei comportamenti messi in atto, in particolare quando il cagnolino vuole più attenzioni.

Ma quali sono i comportamenti più utilizzati per comunicare le sue necessità e richieste? Il modo più classico è quello che più lo caratterizza ovvero abbaiare.

Una metodologia che può significare emozioni differenti, come quello di piagnucolare con vocalizzi differenti e di intensità variabile.

Seguito da gesti e movimenti più o meno noti come dare la zampa, leccare mani e volto del proprietario oppure mordicchiare oggetti e scarpe.

Passando dal consegnare giochi e oggetti, oppure nascondere nella cuccia le scarpe del proprietario, fino correre in modo forsennato oppure mettendo in atto comportamenti lesivi.

Come grattarsi e mordersi fino a far sanguinare la parte oppure rincorrere la coda o girare in tondo in modo ossessivo.

Passando per atti distruttivi di oggetti e arredi della casa stessa.

Comportamenti più comuni per chiedere attenzione

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Abbiamo scoperto che quando il cagnolino vuole più attenzioni mette in atto una serie di comportamenti specifici utili a catturare l’interesse del suo amico umano.

Il primo tra tutti è quello di porgere la zampa, ma perché il cane lo fa? È una delle reazioni più classiche messe in atto su richiesta dell’umano oppure che Fido utilizza per comunicare una necessità.

Ma lui ama anche mordicchiare le mani, le scarpe del proprietario, gli oggetti: è un gioco che utilizza per verificare la consistenza delle cose e la forza della mandibola.

In alcuni casi potrebbe indicare dolore ai denti; se invece lecca mani, viso e braccia sta cercando di confermare il suo amore e la fiducia nel capobranco o nell’umano del cuore.

È un gesto che impara sin dai primi giorni e che mette in atto con i fratelli, gli serve per conoscere ma anche per ribadire la sicurezza del suo amore.

Tra i comportamenti utilizzati per attirare attenzione possiamo inserire anche i vocalizzi ad esempio abbaiare, mugugnare, latrare e anche piagnucolare.

Abbaiare è un classico della comunicazione canina, il cucciolo lo fa per tanti motivi: vuole giocare, oppure ha paura, si sente in pericolo o non si sente bene.

Per lo stesso motivo potrebbe latrare, oltre a ringhiare per avvisare di essere pronto all’attacco. Mentre se piagnucola o mugugna sta solo cercando di corrompere il proprietario.

In molti casi l’attenzione è concentrata su oggetti e giochi che porta all’umano per coinvolgerlo nell’attività ludica, oppure da nascondere nella cuccia: in particolare le scarpe.

Una necessità messa in atto dopo una giornata passata da solo, per dichiarare al suo amico umano di aver sentito la sua mancanza.

Se invece inizia a correre forsennatamente pe casa oppure si rincorre la coda sta cercando di sfogare l’energia accumulata durante il giorno, un esubero che lo stressa.

O nel caso di gesti compulsivi come girare in tondo o ferirsi le zampe o il corpo, o il distruggere oggetti e mobili: il cagnolino sta comunicando un disagio, una situazione che lo stressa.

Che potrebbe essere sia di natura fisica ovvero il cane sente dolore ed è ammalato, oppure di natura psicologica: il cucciolo si sente frustrato.

Rimedi e soluzioni più utili per limitare le derive comportamentali

Il cagnolino vuole più attenzioni: come capirlo, perché lo fa e come accontentarlo

Coccolare e prestare attenzione al cagnolino di casa è una buona soluzione, in particolare se l’amico richiede presenza e cerca di sollecitare una risposta.

Ciò che non è utile è un comportamento educativo sbagliato ovvero cedere ed essere troppo accondiscendenti senza imporre una linea educativa.

In questo modo l’amico prenderà il sopravvento assumendo comportamenti errati, mostrando rabbia e gelosia anche nei confronti di ospiti e altri animali.

Meglio guidarlo assecondandolo quando serve e correggendo eventuali errori, abituandolo correttamente a stare da solo in assenza del proprietario.

Evitando di rinforzare la sua ansia ed eccitazione al momento dell’apertura della porta, magari ignorandolo fino a quando non si sarà calmato.

Evitando punizioni e sgridate che non comprenderebbe completamente, ma anche di cedere ala sua ricerca ossessiva di attenzioni e cibo.

Un comportamento insistente non va assecondato ma rimodulato, magari con il supporto di un educatore che potrà guidare entrambi verso un’interazione più fluida e meno stressante.

Nonostante possa apparire crudele come risposta è necessario ignorare quando il cagnolino vuole più attenzioni, così da offrirgli una crescita più serena.

Per questo andrà trascurato quando salterà contro le gambe dell’umano cercando di farsi prendere tra le braccia, oppure continuerà a piagnucolare mendicando cibo a bordo tavola.

Limitare e ignorare le reazioni per non incentivarle

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Andrà ignorato anche quando si mostrerà troppo agitato ed eccitato al rientro casalingo del capofamiglia o quando cercherà ossessivamente di ricevere carezze e coccole.

Il cagnolino andrà evitato completamente, senza rispondere a richieste, lamenti vari ma spostando l’attenzione verso un’altra attività.

Mostrare disinteresse è importante, una regola da perseguire fino a quando non si sarà calmato e rasserenato. Non avrà scelto autonomamente di sedersi in silenzio nella cuccia.

Solo a questo punto il proprietario potrà chiamarlo e accarezzarlo, ponendolo al centro dell’attenzione su sua iniziativa.

Se la condizione di richieste insistenti dovesse ripetersi ancora il proprietario dovrà nuovamente mettere in atto la stessa risposta comportamentale, ovvero ignorare il cagnolino.

Potrebbe sembrare un gesto crudele e poco compassionevole ma in realtà è una decisione utile per il benessere del piccolo, che lo aiuterà a essere meno dipendente ma più autonomo.

In particolare durante le assenze del proprietario permettendogli di vivere la solitudine senza la temibile ansia da separazione, che tanto stressa i cani di casa.

Non bisogna demordere alla prima difficoltà ma proseguire in modo sicuro verso l’obiettivo finale, portando avanti un percorso educativo necessario per il cane stesso.

I quadrupedi di affezione sono animali testardi e spesso restii a seguire un certo tipo di comportamento, specialmente se hanno sempre ottenuto tutto con poche moine e leccatine.