Mucocele biliare nel cane: cause, sintomi e trattamenti

Il mucocele biliare nel cane fino a poco tempo fa era una malattia pressoché sconosciuta: ecco cosa sapere e come comportarsi

cane malato

Negli ultimi anni la diagnostica veterinaria ha fatto molti passi in avanti e ha registrato numerosi casi di una malattia chiamata mucocele biliare nel cane, o mucocele della cistifellea.

In medicina veterinaria questa condizione viene abbreviata con la sigla GBM e indica un accumulo eccessivo di muco denso e gelatinoso di un colore che va dal giallo pallido al verde scuro nella cistifellea, che si ingrossa in maniera anomala.

Fino a prima degli anni 2000 non erano molti i casi di mucocele biliare ed era raro diagnosticare questa malattia nel cane.

Oggi, invece, probabilmente anche grazie a una maggiore frequenza di esami come le ecografie, risulta più diffusa di quanto si credesse.

Mucocele biliare nel cane: gli studi più recenti

Mucocele biliare nel cane: cause, sintomi e trattamenti

Il mucocele della cistifellea o mucocele biliare è una malattia emergente con un alto tasso di mortalità tra i nostri amici a quattro zampe.

Il nome di questa malattia deriva dalla parola greca kele, che significa “tumore”, quindi sottolinea la somiglianza con le tipiche masse tumorali.

Il mucocele biliare colpisce soprattutto i cani ma gli studi più recenti hanno appurato che si tratta di una condizione piuttosto frequente anche nei gatti e nei furetti.

Per capire la gravità di tale condizione medica occorre conoscere la cistifellea, detta anche colecisti o vescica biliare, e le sue funzioni.

La ricerca su questa malattia è ancora in corso, tuttavia gli scienziati hanno già raccolto alcuni dati che fanno luce sulla sua incidenza tra i cani.

A quanto pare il mucocele biliare è molto comune in cani come il Pastore delle Shetland, lo Schnauzer nano e il Cocker Spaniel, ma è stato diagnosticato anche in altre razze come il Volpino di Pomerania e il Chihuahua.

In realtà l’insorgere della malattia non dipende solo ed esclusivamente dalla razza canina di Fido, ma anche dalla predisposizione ad altre malattie.

Gli studi hanno rilevato che il mucocele biliare è comune nei cani che soffrono di ipotiroidismo, sindrome di Cushing o iperlipidemia.

Cos’è la cistifellea e cosa accade in caso di mucocele

Mucocele biliare nel cane: cause, sintomi e trattamenti

La cistifellea è un piccolo organo escretore dalla tipica forma a pera che si trova tra i lobi del fegato, quindi nell’addome.

Per spiegarlo in parole molto semplici, questo piccolo sacchetto ha il compito di immagazzinare come un serbatoio il liquido che viene prodotto dal fegato, ovvero la bile, molto importante per l’organismo del cane perché aiuta la digestione dei lipidi (cioè i grassi).

Significa, cioè, che quando il cane mangia la sua pappa in cui è contenuta una parte di grassi il fegato rilascia la bile in modo che questi vengano scomposti in piccolissime particelle e quindi assorbiti dall’intestino.

La bile non è importante solo per l’assorbimento dei grassi, ma anche per quello di altre sostanze fondamentali come gli elettroliti e le proteine.

Quando si diagnostica il mucocele biliare nel cane vuol dire che la cistifellea non svolge la sua naturale funzione e produce una quantità eccessiva di muco che via via si accumula nella parete che la avvolge.

In questo modo il muco non solo si accumula, ma in breve tempo solidifica e ostacola il flusso della bile all’interno della cistifellea, che quindi non riesce ad arrivare fino all’intestino tenue.

La cistifellea diventa sempre più pesante e si ingrossa finché addirittura, nei casi più gravi, arriva a rompersi e a quel punto occorre un intervento chirurgico d’urgenza da parte del veterinario.

Mucocele biliare nel cane: le possibili cause

Mucocele biliare nel cane: cause, sintomi e trattamenti

Come abbiamo visto la ricerca su questa particolare e grave malattia è ancora ai primordi e gli studi non sono ancora in grado di dare risposte certe.

Ma è chiaro che le cause di mucocele biliare nel cane sono legate non solo a una predisposizione genetica ma anche all’età e alla presenza di altre malattie.

La malattia può colpire cani dai 3 ai 14 anni di età ma ha una maggiore incidenza nei cani anziani con patologie pregresse.

Di solito colpisce i nostri amici a quattro zampe quando soffrono già di malattie del sistema endocrino e quindi hanno delle particolari disfunzioni.

Il mucocele biliare è comune nel cane con ipotiroidismo, iperadrenocorticismo e diabete mellito, ma anche con iperlipidemia o ipercolesterolemia.

Prima della comparsa di mucocele biliare è probabile che il cane sviluppi altri disturbi come la pancreatite, conseguenza di un’alimentazione errata e troppo ricca di grassi.

Ecco perché un’altra causa di mucocele potrebbe essere anche una qualsiasi malattia infiammatoria intestinale, o comunque le condizioni potrebbero comparire contemporaneamente.

Ciò ci fa capire che in realtà non esiste una sola causa scatenante di mucocele biliare nel cane e che può derivare da molti fattori diversi tra loro.

Quali sono i sintomi della malattia

Dal momento che le cause di mucocele biliare possono essere tante e molto diverse tra loro, anche i sintomi non sono mai univoci.

Grazie agli studi sulla malattia, però, possiamo elencare una serie di sintomi comuni alla maggior parte dei cani a cui è stata diagnosticata questa brutta malattia:

  • Inappetenza;
  • Letargia;
  • Vomito;
  • Diarrea;
  • Anoressia;
  • Ittero;
  • Dolori addominali;
  • Febbre;
  • Disidratazione;
  • Minzione eccessiva;
  • Sete eccessiva;
  • Collasso da shock settico.

I sintomi sono piuttosto vaghi e sono riconducibili a molte malattie e disturbi del cane perciò non possiamo associarli direttamente al mucocele biliare.

Per la diagnosi corretta occorre necessariamente l’intervento del veterinario con un’ecografia addominale e tutti gli esami del caso.

Gli studi hanno rilevato, inoltre, che alcuni cani non mostrano alcun sintomo in caso di mucocele biliare.

Come si effettua la diagnosi

Mucocele biliare nel cane: cause, sintomi e trattamenti

Per individuare il mucocele biliare nel cane il veterinario deve procedere con un esame ecografico, dal quale emerge l’ingrossamento o la rottura della cistifellea.

Dopo l’ecografia il medico richiede in genere anche le analisi del sangue, che possono rilevare problemi al fegato, e il profilo biochimico del siero, perché di solito i cani con mucocele biliare mostrano un aumento degli enzimi epatici.

Inoltre può richiedere l’analisi delle urine e un emocromo completo, perché il mucocele della cistifellea nel cane comporta l’aumento di globuli bianchi.

In alcuni casi il veterinario effettua anche un esame microbiologico della bile per verificare l’eventuale presenza di infezioni batteriche (Escherichia Coli, Stafilococco, Streptococco e altre).

Questo particolare esame si chiama colecistocentesi e non è altro che una laparoscopia ecoguidata. In parole povere il veterinario non apre l’addome con un intervento chirurgico e riesce a entrare fino alla colecisti con un micro-strumento munito di videocamere.

Il problema di questa procedura è che può avere degli “effetti collaterali” e causare l’ingresso di batteri nel flusso sanguigno, emorragie e perdite di bile.

Mucocele biliare nel cane: opzioni di trattamento

Mucocele biliare nel cane: cause, sintomi e trattamenti

Il trattamento del mucocele biliare nel cane dipende dal singolo caso in esame e il veterinario deve decidere come procedere solo dopo aver effettuato la diagnosi.

Quando la cistifellea del cane è integra di solito si opta per un trattamento a base di diversi tipi di farmaci.

Innanzi tutto gli antibiotici, per eliminare l’infezione batterica in corso, poi anche dei farmaci specifici che servono proprio ad aumentare il flusso biliare.

Questi farmaci rendono il muco più fluido e ne favoriscono il passaggio attraverso la cistifellea.

Se dopo il trattamento a base di farmaci il cane non mostra miglioramenti, si deve passare all’intervento chirurgico.

La rimozione chirurgica della cistifellea si chiama tecnicamente colecistectomia ed è necessaria sia quando l’organo si è rotto che in maniera preventiva, per evitare che si rompa.